OBI e la mancata brand protection online

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obi-italiaIn queste settimane sui principali canali televisivi del nostro Paese si vedono passare gli spot di OBI: la catena tedesca del bricolage, diffusa in tutta Europa, ha ormai superato i 50 negozi sul territorio italiano (principalmente al Centro e al Nord), raggiungendo così una buona diffusione.

Nei 30 secondi della propria pubblicità tv OBI promuove la festa della primavera, con sconti su determinati prodotti e l’invito a scaricare il volantino direttamente dal proprio sito, raggiungibile all’indirizzo obi-italia.it (dominio non ideale vista la presenza del trattino).

Chi è appassionato di domini sarà sicuramente stato incuriosito dalla scelta di OBI di utilizzare un dominio di quel tipo, solitamente brutto da vedere e difficile da comunicare e da ricordare, ma forse in questo caso (visto che il più ovvio obi.it appartiene ad una omonima ditta italiana che l’ha registrato nel 1998, quindi è difficilmente contendibile) la scelta è stata quella giusta, poiché senza il trattino ci sarebbero state due “i” consecutive, peggiorando senz’altro la leggibilità.

Scelta legittima: peccato però che OBI, al momento di scegliere e registrare il bruttino obi-italia.it, non abbia pensato di prendere anche obiitalia.it e reindirizzarlo sul sito principale. Quest’ultimo dominio è stato invece registrato la settimana scorsa, a campagna promozionale già iniziata, da qualcuno che ha pensato bene di metterlo in parcheggio per sfruttare il traffico derivante dai (probabilmente tanti) visitatori che nella velocità dello spot tv non fossero riusciti a cogliere la presenza del trattino.

Va detto che non dovrebbe essere difficile per OBI, in caso di interesse, contestare questa registrazione e farsi riassegnare il nome a dominio in UDRP, ma la procedura è senz’altro più complessa e costosa, e sarebbe stata evitata facendo quello che sarebbe stato ovvio per chiunque: assicurarsi il dominio senza trattino al prezzo di registrazione.

Stupisce vedere come nel 2013 all’interno di una grande società come questa manchi una banale politica di brand protection online (e qui parliamo proprio delle basi, non di tecniche astruse o sconosciute): in questo caso poi l’errore è ancora più evidente visto che questa azienda proviene da una nazione estremamente attiva nel settore dei domini, che ha visto nascere molte realtà importanti, e dove tra l’altro ha origine il .DE, primo ccTLD al mondo per diffusione, e seconda estensione in assoluto.

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