Quanto dovrebbe spendere una startup per il proprio dominio?

Uno dei dilemmi che ci si trova davanti quando si vuole lanciare una startup, o più in generale una nuova attività online, è: quanto bisogna spendere per il dominio?

La rivista economica Forbes ha pubblicato qualche settimana fa un interessante articolo che affronta nel dettaglio questa tematica.

L’articolo è scritto dal domainer di esperienza David Teten, tra le altre cose fondatore (nel lontano 2000) di una delle prime banche di investimento nel settore dei domini, e offre una serie di suggerimenti per essere sicuri di fare la scelta giusta.

Alcune considerazioni potrebbero sembrare ovvie, ma è comunque utile provare a sintetizzarle:

  • Un buon dominio riveste una importanza inferiore rispetto al passato, perché il traffico type-in è in costante declino e perché attualmente molti visitatori arrivano dalle mobile apps, ma resta sempre fondamentale per attirare l’attenzione, per costruire un’identità e un buon piano di marketing, per guadagnare autorevolezza rispetto ai competitor, senza dimenticare il SEO.
  • Il dominio giusto, se messo in mano al team giusto, può dare la spinta decisiva per arrivare al successo.
  • Eventualmente, se il dominio desiderato fosse troppo caro si può partire con un nome molto simile, meglio se .COM, e cercare di acquistare l’altro in seguito. Ma è importante prendere il dominio perfetto il prima possibile, perché più si va avanti e più le controindicazioni legate ad un eventuale switch potrebbero aumentare.
  • Bisogna ricordare che la vendita di un dominio non è un evento così facile da raggiungere per un domainer, quindi è probabile che dall’altra parte ci sia volontà a trattare e a chiudere ad un prezzo anche considerevolmente più basso della richiesta iniziale.
  • Se la nostra startup e già famosa, è meglio provare ad acquistare il dominio prima di annunciare un eventuale round di finanziamento, altrimenti possiamo stare certi che il venditore vorrà prendersi una fetta dell’investimento effettuato dal Venture Capital. E inoltre, a quel punto non funzionerebbe più il vecchio trucco di presentarsi come il classico studente squattrinato che vuole provare a realizzare la propria idea.
  • Se abbiamo puntato un dominio davvero ottimo ma non disponiamo dei fondi necessari per pagarlo, possiamo provare a coinvolgere l’attuale proprietario pagandogli una parte del dominio con quote della nostra società, oppure proporre un affitto o leasing del dominio, con prezzo di acquisto futuro predeterminato. In questo modo possiamo intanto partire col progetto, e capire se i numeri funzionano, prima di spendere cifre importanti.
  • Interessante, infine, la storia di come la startup Klout ha ottenuto il dominio klout.com, sostituendo quel klout.net con il quale era partita inizialmente.

L’articolo completo di David Teten è diviso in due parti, ed è consultabile qui:

  1. Should A Startup Spend VC Funding On A Domain Name?
  2. Build Your Startup On A Vacant Domain Name

 

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